Visualizzazione post con etichetta Corso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Corso. Mostra tutti i post

In morte di Mariolino Corso

Chi non lo vide giocare, non può capire.

La bellezza dell'anarchia - che il Mago ben comprese, regalandogli quel numero 11 che non voleva dir nulla, tatticamente, salvo che quello era un mancino e batteva il cross dalla sinistra (non come usa adesso, con gli allenatori che credono d'inventare cose inaudite mettendo i mancini a destra e i destri a sinistra).

Giocava praticamente da fermo, cercando il lato d'ombra nel pratone di San Siro. Scansava il contrasto e aveva in uggia il dribbling frontale, elettrico, arrogante (alla Mazzola); preferiva invece nascondersi per lunghi minuti, trottando qua e là indolente. Ricevuta palla, dava una specie di accelerata, si portava dalle parti dell'area di rigore e, a quel punto, tutto l'infinito e il sublime calcistico diventavano possibili. Ma sempre al rallentatore, s'intende. Anche il tiro: floscio, molliccio, di uno che non ne ha voglia, però temibilmente tagliato, imprendibile, irridente. Ricordo un derby lontano, in cui a tu per tu col portiere gli fece scivolar via dentro la rete una palletta beffarda, come quella che sfugge al bambino, rimbalzando senza un perché.

Ararat
20 giugno 2020

Mario Corso

"Era un mattocchio estroso. Pirlando sulla stampella del destro, usava il sinistro alla stregua d'un prodigioso pennello: dribblava di netto, senza scattare mai, e toccava palla con deliziosa insolenza"
(Gianni Brera)


Mario Corso (Verona, 25 agosto 1941 - Milano, 20 giugno 2020) | Trisvalida 
Profili: Wikipedia | Storie di calcio | Vita mancina (La Repubblica) | Statistiche: Inter - Carriera internazionale | Autobiografia

L'altro giorno nel Parco, vicino all'Arena, ho incrociato Mariolino Corso. Parlava al telefono e prendeva a calci i sassolini dei vialetti, forse memore del fatto che quando giocava lo chiamavano "il piede sinistro di Dio". Purtroppo aveva i pantaloni lunghi e non ho potuto vedere se teneva i calzettoni arrotolati alle caviglie.

Kalz

Das Unheimliche



"Fin dalla prima pagina si contempla la gloriosa figurina di Mario Corso. Ve lo ricordate: è alto un metro e settanta circa, ha le spalle spioventi e il suo addome tende a dilatarsi in moto inappropriato per un calciatore. Come attestano le gazzette e come fedelmente trasmette la vox populi, ha ricevuto in dono da Dio un piede solo, il sinistro. Il destro gli serve per bellezza. Fra i suoi compagni nell'Inter, Sandrino Mazzola personifica lo stile e la nostalgia, il mulatto Jair la velocità e il tiro, Peiró l'"hidalguía" e la rapace astuzia ispanica, Luisito Suarez il lancio "da quaranta metri" e cioè l'intelligenza strategica sposata a una definitiva precisione balistica: Corso invece è l'estraneo, l'indefinibile, l'alieno. "Das Unheimliche", direbbe con esoterico sussiego e tanto per ammutolirvi un freudiano tendenza Lacan. Il terzino avversario che se lo vede davanti prima del calcio d'inizio mette a verbale con sufficienza un tipo stempiato, la personificazione del non atleta: vocetta smorta, occhio assonnato. Mai l'apparenza è stata così ingannatrice: dal suo stato di pigro dormiveglia, Corso è in grado di estrarre guizzi serpigni, invenzioni capaci di tramutarsi in incubi per qualsiasi difesa (...) il primo violino che suona una melodia tutta sua mentre l'orchestra segue disciplinatamente lo spartito".

Edmondo Berselli, Il più mancino dei tiri